Per progettare occorre la capacità di mettere in discussione tutto,
oltrepassando le convenzioni
con determinazione e ottimismo, consapevoli che le migliori risposte si danno quando
non ci sono domande


Via Trieste 43
64018 Tortoreto (TE)
P.IVA 01604620672


+39 392 9161057

info@rositadimizioarchitetti.com

L’Anno del Cavallo di Fuoco

Mentre camminavo per Bangkok nei primi giorni di febbraio, le vetrine, i centri commerciali e le strade sembravano raccontare l’imminenza di una grande festa: cavalli rossi dipinti e sculture legate all’arrivo del nuovo anno cinese che avrei scoperto essere l’anno del Cavallo di Fuoco

Bangkok si preparava con energia e se ne percepiva lo slancio. Pur senza essermi mai interessata al Capodanno cinese, sentivo in Oriente la vibrazione di una festa importante: l’immagine del Cavallo di Fuoco preannuncia un anno di cambiamenti rapidi, che spinge a superare i limiti e a inseguire i propri obiettivi con determinazione.

Per l’anteprima del Gala, alla presenza della giuria dell’International Design Award, nel confronto tra i vincitori, è emersa subito una costante che avrebbe caratterizzato la mia lettura della scena asiatica: i progetti più audaci e le parole più decise venivano da architetti cinesi. Dopo un lungo periodo di imitazione, stavano ridefinendo il paesaggio architettonico e creativo del loro Paese, puntando su sostenibilità, innovazione, tecnologia e su un’inedita sintesi tra tradizione locale e modernità globale. L’ambiente di lavoro in Cina veniva raccontato come estremamente dinamico, una realtà in cui le città cambiano quotidianamente e gli studi di architettura hanno un peso decisivo sulle linee guida politiche che accompagnano l’evoluzione del Paese.

La sorpresa più grande è stata constatare che l’architettura contemporanea cinese sta vivendo una trasformazione profonda, spostando l’orizzonte dall’urbanizzazione frenetica verso progetti che mettono al centro comunità, contesto rurale e memoria storica: una nuova generazione di architetti cerca di incidere a livello sociale con interventi non invasivi ma sostenibili. Con figure di grande rilievo come Wang Shu, o come Liu Jiakun emerge una lettura comune di una realtà che mette insieme etica, estetica e responsabilità sociale.

Guardando al quadro globale, l’Asia si pone al centro del dibattito architettonico internazionale non come semplice scenario ma come motore di innovazione, dove la tecnologia convive con una riflessione profonda sulla tradizione e la storia recente: Liu Jiakun è stato premiato nel 2025 con il Pritzker, la Biennale di Architettura di Venezia 2027 è stata affidata ai cinesi Wang Shu e Lu Wenyu e, Ma Yansong  è il guest editor di Domus nel 2026:  sono segnali chiari di una tendenza ormai consolidata che mostra come la Cina orienti la cultura architettonica globale.

Durante la magnifica serata di Gala, ho percepito che la Cina non è solo una potenza economica, ma è ormai una narrazione in grado di legittimare il proprio potere attraverso l’architettura offrendo una lezione a tutti noi, perchè gli architetti cinesi si sono dimostrati consapevoli di essere interpreti importanti della visione politica e sociale della Cina contemporanea. 

Dal rooftop del mio hotel, al rientro, Bangkok all’orizzonte sembrava aprirsi come una promessa, mentre la mia testa era piena di idee dissonanti. Mi chiedevo su quali binari dovrebbe muoversi un architetto italiano oggi. Ero incredula di fronte alla sicurezza e alla fermezza con cui gli architetti cinesi si pongono di fronte alle sfide del proprio mestiere. Noi, eredi di un patrimonio che affonda le radici nel mondo greco-romano e nel Rinascimento italiano, ci confrontiamo con un’evoluzione dell’architettura che sembra proiettare la Cina in una posizione di predominio. In questo scenario, quale dovrebbe essere la nostra posizione? Tutte le mie domande rimanevano senza risposta, e galleggiavano nella lucentezza della notte di Bangkok, come stelle senza un vero orizzonte.

L’Oriente stava davvero per entrare nell’Anno del Cavallo di Fuoco, un ritorno raro e fiammeggiante che si verifica una volta ogni sessant’anni mentre per noi occidentali era semplicemente l’anno 2026

Copy link
Powered by Social Snap